Paton PG 500 RC: la voglio!

Ok, fino a ieri neanch’io sapevo cos’era la Paton, ma ora lo so: è una piccola casa milanese che fa moto da corsa. Embè? Embè guardate questo piccolo gioiellino, la PG 500 RC

Paton PG 500 RC

Ma è brutta! Ok, non avrà il fascino della Ducati 1098, ma date un’occhiatina agli scarichi… Quelle pance dicono niente? Ma certo! È 2 tempi!

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Vermeulen sbaraglia tutti

È il pilota della Suzuki a vincere la bagnatissima gara di Le Mans, davanti a Melandri, unico che è riuscito a tenere il passo. A seguire Stoner, Pedroso, che fino ad oggi non era competitivo sul bagnato, Hoffman e Valentino, a cui pare siano cedute le gomme. Ancora.

Varmeulen vince a Le Mans in MotoGP

Tutto questo dopo un cambio moto in gara, quando la pioggia ha cominciato a battere sul serio. All’inizio della gara, inoltre, si erano messi in vista i francesi De Puniet, poi caduto, e Guintoli, che ha dovuto cedere il passo dopo il cambio moto.

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Stoner domina in Turchia

Casey Stoner Domina in Turchia

Non c’è stata storia, le Ducati e le Bridgestone hanno letteralmente dominato in Turchia. Uno scoppiettante Eliassi guadagna con i denti il secondo posto, forse in parte a spese di Rossi. Già. e Valentino? Valentino, decimo, è stato condizionato dalle sue Michelin assolutamente non all’altezza delle gomme giapponesi, ma ha anche influito il suo largo al primo giro. Cosa dire? Ci vediamo in Cina!

Non ci posso credere!

Valentino Rossi

Incredibile! Pedrosa butta fuori Hayden! La lotta per il mondiale sembra in discesa per Valentino, ma uno scoppiettante Toni Elias lo beffa sulla linea del traguardo, che taglia 2 millesimi di secondo prima di Rossi. Veramente da non credere. Penso che Nicky Hayden abbia veramente superato qualsiasi record di insulti e imprecazioni verso il suo compagno di squadra, che d’ora in poi verrà chiamato Danni Pedrosa.

Elias ha fatto veramente una gara memorabile, tutta di traverso, senza risparmiare le gomme, e facendo un vero e proprio spettacolo in pista.

Deludenti invece Capirossi e Melandri, che non erano proprio all’altezza del quartetto di testa, che comprendeva anche Kenny Roberts Jr. e un sorprendente Colin Edwards, raramente a questi livelli.