Linux visto dopo 6 mesi di Mac

Ebbene sì, sono passati quasi 6 mesi dal mio passaggio a Mac, mesi durante i quali ho usato poco o niente Linux come desktop.

Devo dire di essermi ormai abituato alla filosofia Apple, nel bene e nel male. Come se non bastasse il MacBook Pro, ho preso anche un iPhone 4, quindi anche in campo mobile ho abbracciato quello che Steve ha offerto.

Nelle ultime settimane, però, è tornata la voglia di smanettare con il pinguino.

Sono tornato alla grande tecnologia che mi permette di tagliare un file nel file manager, cosa che con il Finder non si può fare. E puntualmente mi ero abituato a non tagliare, ma a trascinare file e cartelle, come vuole Steve.

Chiusa questa parentesi, ecco cosa ho trovato.

La cosa che mi sembra più lampante è che a tutte le distribuzioni manca una persona che prenda delle decisioni. Forse mi sono lasciato abbindolare delle manie di controllo della Apple, tuttavia mi è apparso abbastanza chiaramente quanto l’esperienza utente sia frammentata, poco coerente. Tante ottime idee, davvero, ma spesso mal realizzate e poco integrate tra loro. Ci vorrebbe qualcuno, magari un team, che coordini l’attività degli sviluppatori. Se Shuttleworth riuscisse in parte a diventare per Ubuntu quello che Steve Jobs è per la Apple, io credo che Windows avrebbe delle serie difficoltà, almeno nella fascia di utenti smaliziati-ma-non-troppo.

Un’altra cosa di cui sento la mancanza, è un unico posto dove racchiudere tutte le impostazioni di sistema, che a quanto ne so ha solo OpenSUSE con YaST, che però non ho provato di recente. Perché non integrare un sistema del genere in tutte le distribuzioni, magari lo stesso sistema in tutte le distribuzioni? KDE4 ha già un prototipo di quello che dovrebbe essere un centro di controllo unificato, mentre sul piano Gnome mi sembra che non ci sia ancora nulla di questo genere.

E qui torniamo sull’annosa question dei vari DE, sulla quale preferisco non sbilanciarmi troppo. Scopro solo l’acqua calda, dicendo che se è vero che da un lato l’avere una ampia scelta permette di avere l’ambiente più adatto a ciascuno, dall’altra crea confusione per  i meno esperti e, quel che è peggio, disperde la “forza lavoro” degli sviluppatori.

Questo è, a mio avviso, un altro frangente sul quale bisogna migliorare, perché mentre Apple e Microsoft pagano i propri sviluppatori, la maggior parte degli sviluppatori del “lato utente” di Linux non sono stipendiati, e questo naturalmente significa che lavorano a questi progetti nel loro tempo libero che è, per definizione limitato. Ecco quindi che l’eccessiva dispersione degli sforzi non può che essere dannosa. Perché fare millemile fork di qualunque cosa, millemila software che fanno la stessa cosa, spesso in modo non completo, o comunque non ottimale?

Basti vedere alcuni esempi, Rhythmbox sostituito da Banshee su Ubuntu, Tomboy riscritto in C, Shotwell vs. F-Spot, ecc.

La chiave, secondo me, è focalizzarsi su un software per tipo e assicurarci che ci si lavori finché diventa perfetto, e questo dovrebbe essere il compito delle distribuzioni. Già, le distribuzioni, le tante, tantissime distribuzioni, tante delle quali sono doppioni di dubbia utilità. Per esempio le centinaia di derivate di Ubuntu, che secondo me dovrebbero limitarsi ad essere dei metapacchetti che installano tutto il software deciso dai creatori, ma davvero non c’è bisogno di avere altre distribuzioni per i musicisti, altre per gli studenti, e così via.

Come facilità d’uso, invece, direi che praticamente ci siamo. Bisogna solo educare la gente ad alcuni concetti, come quello di package manager, ma anche Apple sta aiutando in questo frangente grazie all’introduzione del Mac App Store, che è molto simile all’Ubuntu Software Center, solo che è meglio rifinito. E qui si vede l’abilità della Apple: scegliere un’idea semplice e rifinirla il più possibile, cosa che spesso paga di più di mille idee realizzate in qualche maniera.

Chiudo l’articolo specificando che non sono passato al Mac spinto dal sistema operativo. Ok, ha avuto una qualche influenza, dato che facendo il Dj spesso mi servo di programmi come Traktor Scratch Pro e Ableton Live, che sono solo per Windows e OS X, e su quest’ultimo girano molto meglio. Il vero motivo per cui sono passato al lato oscuro è l’hardware. E non per avere un processore all’ultimo grido, millemila giga di RAM e HD, ma per avere un computer costruito con cura fin nei minimi dettagli, con materiali pregiati ed un’ottima batteria. E, il che non è poco, costruito intorno ad un sistema operativo perfettamente ottimizzato per lui.

6 thoughts on “Linux visto dopo 6 mesi di Mac

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  2. provato a trascinare i file tenendo premuto alt o cmd? non mi ricordo quale dei due pulsanti, ma con uno crei la copia del file nel momento in cui lo sposti e con l’altro fai taglia e incolla praticamente

  3. Si si, con CMD si cambia l’azione predefinita (sposta nel caso di trascinamento verso la stessa partizione/HD, copia nel caso di cambio di partizione/HD)

  4. A parte il fatto che nell’articolo non menzioni minimamente i one hundred paper cuts (che risolvono esattamente il problema che dici) e che Gnome ha un centro di controllo, non mi trovi d’accordo su questa frase:
    “davvero non c’è bisogno di avere altre distribuzioni per i musicisti, altre per gli studenti, e così via”
    Se si trattasse solo di 3 pacchetti di differenza e se TUTTI sapessero (e avessero il tempo) di preparare interi laboratori di PC installando tutto il software didattico (ti faccio l’esempio studenti), cambiando le impostazioni predefinite di questo e quello, sistemando quel launcher che non va, spacchettando quel programma che non è disponibile nel formato DEB/RPM, ecc…
    Allora sì, non c’è bisogno. 😛

  5. È sempre stato il mio pensiero. Ho passato quasi tutta la mia adolescenza a smanettare con Ubuntu, imparare mille mila comandi da terminale, ricevere offese su IRC perché ero troppo noob e nessuno voleva spiegarmi le cose base, installare e disinstallare i vari DE per trovare quello giusto, e così via.

    Poi, un bel giorno, mi sono stufato di tutto questo. Mi sono stufato di questo procastinare e ho detto: voglio un computer che funzioni il 99% delle volte, magari non super-personalizzabile, ma che funzioni. E mi sono innamorato di OS X.

    Purtroppo (o per fortuna?) sono un geek, quindi la vena da smanettone non mi ha lasciato del tutto, ogni tanto una serata a provare qualche nuova applicazione la passo, o magari a fare un clean install di Snow Leopard. Ma molto raramente.

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